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Dolori cronici ed infiammazioni ricorrenti, il cibo può esserci di aiuto? 

di Dott.ssa Giulia Rodà

Il dolore cronico è definito come il “dolore che si protrae oltre i tempi normali di guarigione di una lesione o di un’infiammazione, abitualmente 3-6 mesi, e che perdura per anni”.

E’ stato riconosciuto come una vera e propria patologia in sé per le conseguenze invalidanti che comporta per la persona che ne soffre, dal punto di vista fisico, psichico e socio-relazionale. Il dolore cronico interessa tutte le fasce d’età, con una maggiore prevalenza nelle donne, ed è stato identificato dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità come uno dei maggiori problemi mondiali di salute pubblica.


La dieta può aiutare nel trattamento del dolore cronico?

“Siamo quello che mangiamo” asseriva nell’ottocento il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, sostenendo che un popolo può migliorare migliorando la propria alimentazione. In effetti, sebbene la sua fosse una visione filosofica più che scientifica, l’educazione alimentare e le sue regole di una dieta bilanciata, corretta e misurata stanno sempre più penetrando nel comune tessuto sociale.

In una recente revisione, i dati di una serie di studi clinici suggeriscono che la dieta mediterranea e il regime dietetico con pochi carboidrati sono interventi particolarmente promettenti. È stato dimostrato, per esempio, che bassi livelli di vitamina D ed il grado di idratazione sono correlati a un aumento della sensibilità al dolore a livello centrale e che un elevato consumo di frutta e verdura è associato a una riduzione di alcuni indici infiammatori e dello stress ossidativo.
E’, infatti, consigliabile seguire una dieta più variata possibile, senza escludere determinati alimenti, ma cercando di abbinarli correttamente agli altri e soprattutto di cucinarli in modo migliore. 

La corretta alimentazione
Per una corretta dieta antinfiammatoria, è sconsigliato il consumo eccessivo di alimenti pro-infiammatori quali: farine raffinate, carni conservate, grassi, zucchero raffinato in quanto favoriscono l’infiammazione anche per la loro capacità di portare alla formazione di tossine pro-infiammatorie e di alterare la flora intestinale. 

E’ consigliabile consumare frutta e verdura rigorosamente fresca  che, grazie al loro apporto di vitamine e minerali, contribuiscono alla produzione dei nostri antiossidanti endogeni, ovvero quelli che scarseggiano nell’organismo in una condizione di infiammazione cronica sistemica; cereali integrali in grado di garantire una stabilità glicemica, di impedire i picchi insulinici e di aumentare il transito intestinale favorendo l’equilibrio del microbioma intestinale; legumi, ottima fonte di proteine vegetali, fibre, acido folico e minerali come magnesio, ferro, zinco e potassio; fonti di omega 3 come noci, semi di lino, pesce azzurro e alghe; olio extravergine di oliva, ottima fonte di grassi monoinsaturi e di grassi polinsaturi, vitamine liposolubili, tocoferoli e beta-carotene, fitosteroli e polifenoli. Se aggiunto “a crudo” ai nostri piatti dopo la cottura vanta notevoli proprietà antinfiammatorie; tè verde noto per le sue notevoli proprietà naturali antiossidanti, soprattutto se scelto in foglie sfuso; cioccolato fondente ricco di antiossidanti; spezie ed erbe aromatiche, utilizzate per condire le pietanze, aiutano a ridurre notevolmente il consumo di sale donando un grande sapore ai piatti. Ottime zenzero, cannella e curcuma per le loro notevoli proprietà antiossidanti.

Mal di testa e cibo

Una delle forme di dolore cronico più  diffuse che ha tra le cause scatenanti il cibo è il mal di testa. Tuttavia, la riduzione o l’abolizione di alcuni alimenti può essere utile nel ridurre le crisi. Tra questi i principali sono i cibi dalla digestione particolarmente complessa come gli agrumi, le cipolle, i crauti, le olive in salamoia, il pane e la pizza caldi (appena sfornati), le banane mature, il cioccolato, i fritti, il caffè, il tè e le bevande contenenti caffeina e teina, pesce secco salato.

Anche latte, yogurt e panna acida dovrebbero essere consumati con attenzione. Inoltre, è bene fare attenzione anche ad alcune sostanze contenute negli alimenti: in particolare ai nitrati usati per conservare salumi e insaccati, alla tiramina presente nei formaggi stagionati, al glutammato di sodio usato nei dadi per brodo e nelle zuppe pronte in busta o nella cucina cinese, ai tannini del vino rosso. Ma non fanno bene alla cefalea neppure il digiuno e le diete troppo drastiche che causano un’alterazione del livello degli zuccheri.

Aiutano invece a proteggere dalla cefalea pane, pasta e riso (soprattutto integrali), frutta e verdura fresche, legumi freschi o secchi che si digeriscono senza problemi (le lenticchie sono tra i più adatti), pesce fresco, non affumicato e non salato, carne fresca (ancora meglio se bianca), succhi, spremute, centrifugati freschi.

Poiché anche la sensibilità agli alimenti è soggettiva, chi soffre di cefalea dovrebbe cercare di prestare attenzione ad ogni possibile correlazione tra insorgenza dei sintomi e pasto precedente, in modo tale da individuare esattamente il cibo, o i cibi, che provocano o aggravano gli attacchi.

Le indicazioni generali sono comunque quelle di una dieta bilanciata in alimenti come la carne e le verdure fresche, evitando troppo sale e associando periodicamente all’alimentazione vitamine e sali minerali, soprattutto in estate e in caso di gravidanza.

Anche il tipo di cottura ha la sua importanza. Se errata, infatti, può contribuire ad aumentare la formazione di composti tossici e a diminuire il potere nutritivo degli alimenti a causa della distruzione di alcune vitamine e/o delle proteine. Sono da privilegiare le cotture a vapore o in forno a microonde, mentre meno indicate (e da usare limitatamente) sono la frittura, la cottura in forno elettrico, alla brace, all’acqua (bollitura), al calore umido (brasata) e nei grassi.




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